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Venerdì Santo. La processione dei Misteri
20/03/2008 - Siamo entrati nella Settimana Santa, la settimana più importante dell’anno liturgico, quella dal significato più intenso. Una settimana che reca sentimenti di dolore per la Passione vissuta dal Nostro Signore Gesù Cristo, di sgomento per le ore che scandirono il Suo patire, che segnarono la Sua morte.
L’umanità rievoca in questi giorni la settimana di Passione del Figlio dell’Uomo, che ha sofferto da uomo, per redimere i nostri peccati, morto e risorto.
Nella nostra città, la Settimana Santa è vissuta in un climax ascendente che, anticipato dalla processione della Beata Vergine Addolorata al Venerdì di Passione, sfocia nei riti processionali dei Santi Misteri il Venerdì Santo e della Pietà al Sabato Santo.
“Squilli di tromba e lamento antico
nella notte scura.
All’orizzonte luci nello specchio d’acqua,
bagliori nel borgo natio.
Niente è presente, solo ombre intorno.
E nostalgia.”
Nella notte del Venerdì Santo, Molfetta è pervasa da un senso di misticismo e contemplazione che pervade i sentimenti comuni. Una cittadinanza che ogni anno attende con trepidante attesa che la porta della chiesetta di S. Stefano si spalanchi per dare inizio al Sacro corteo dei cinque Misteri.
“E presi con sè Pietro e i due figli Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: « La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzandosi un poco si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!»" (Matt. 26, 37-40).Sulle note de “Il Pescatore”, il primo simulacro recato in processione dalla Confraternita di Maria SS. Assunta è quello raffigurante il Cristo orante nell’orto del Getsèmani . L’ episodio sintetizza e concentra tutto il dolore interiore di Gesù Cristo, allorchè, terminata l’istituzione dell’Eucaristia agli apostoli, si reca a pregare in attesa dell’ormai prossimo supplizio.
“ E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perchè fosse crocifisso”. (Marco 15, 15-16). Il secondo Mistero è Gesù flagellato, affidato alla Confraternita della Madonna del Buon Consiglio. Il secondo Mistero del dolore rievoca la flagellazione del Signore e il tormento da Lui provato a causa delle sofferenze corporali inflitteGli.
“E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». (Giov. 19, 1-6). Il disprezzo e gli scherni subiti dal Cristo nelle ore della Sua agonia, inasprirono ancor più il suo dolore corporale. L’Ecce Homo è il terzo simulacro a sfilare nella processione dei Misteri, recato in processione dalla Confraternita della Purificazione.
“Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota”. (Giov. 19, 17-18). Gesù inizia la sua scalata verso il luogo in cui sarà crocifisso. La croce che Egli è costretto a recare sul Gòlgota, così pesante e gravosa, equivale al peso degli interi peccati dell’umanità. La Confraternita che accompagna il simulacro del Gesù al Calvario è quella della Visitazione.
“Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuoli, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia”. Il Cristo Morto, esanime sul letto di morte, chiude la processione dei Misteri. Il dolore ha ormai ceduto il posto allo sconforto e allo sgomento dettato dalla visione di Gesù privo di vita.
Il tempo che scandisce l’uscita dei simulacri dalla chiesa di S. Stefano accomuna la folla astante in un sentimento di cordoglio, quasi dettato da un’agonia presente, attuale e non solo ricordata. Il rito penitenziale, dopo l’uscita del Cristo Morto, entra nella città vecchia e attraversa uno degli scenari più suggestivi del corteo. Le viuzze antiche, illuminate dai fiochi bagliori dei lumi e l’ascolto del melodico lamento del “ti-tè”, proiettano il molfettese presente in altri luoghi, gli stessi della Passione del Figlio di Dio. Riaffiorano i ricordi. Quando la croce riscopre la veduta delle acque del porto, l’alba già accoglie la città. La processione compie il percorso tradizionale. Con il passare delle ore la gente riprende ad affollare i cigli delle strade, quasi avvertendo il bisogno di compiere il rito, immedesimandosi nello sforzo dei portatori delle sacre immagini. Con l’approssimarsi del mezzogiorno due ali di folla attendono che il corteo si avvii alla ritirata, passando per il Borgo.
Pian piano i Misteri si dispongono ai lati dell’entrata principale di S. Stefano mentre il “Palmieri” accompagna gli ultimi, lenti passi cadenzati dei confratelli dall’abito color tabacco. Quando il Cristo Morto imbocca la piccola apertura della chiesa qualcuno ha il volto segnato dall’emozione. I più attendono che pian piano rientrino gli altri Misteri. L’ultimo sguardo della folla è riservato alla fronda di ulivo che addobba il Gesù all’orto. Poi la porta si chiude. Un altro Venerdì Santo è passato. Anch’esso si aggiungerà alla galleria dei ricordi.
Giuseppe Marino de Robertis
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