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VII domenica del tempo ordinario
22/02/2009 - Domenica scorsa, nella guarigione dalla lebbra del corpo, la Chiesa ci ha fatto intravedere la guarigione dalla lebbra dell’anima. Oggi il tema della liberazione dal peccato è esplicito e centrale. Il punto focale del brano evangelico sta infatti nella frase: «Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: figliolo ti sono rimessi i tuoi peccati» (Vangelo). Di fronte a tale affermazione di Gesù gli uomini di oggi si dividono in chi crede e chi non crede. Oggi manca il senso del peccato. Tutto è ritenuto lecito, tutto è scusato, meglio, giustificato. Ciò presuppone la mancanza dell’esatto senso della vita: da che cosa si misura il bene e il male? Presuppone anche la mancanza del senso di Dio: è una realtà o un’astrazione? Sappiamo benissimo che Dio non si lega a uno strumento, non limita il suo perdono nel Sacramento, ma se andiamo “terra terra” al fondo di tante obiezioni si trova una forma di lassismo: si vuole una religione ad uso e consumo. Perdonando innanzitutto i peccati al paralitico, che vorrebbe essere guarito nel suo corpo, Gesù fa capire che il buon rapporto con Dio è molto più importante della buona salute. Mette in chiaro che è venuto per ricondurre gli uomini a Dio e aprire loro l’accesso alla vita eterna con Dio.
Oggi solo due brevi ma intense RIFLESSIONI:
- che cosa mostra il diverso modo di procedere di Gesù con il lebbroso ed il paralitico?
- cosa sta al centro della missione di Gesù? Questo comporta delle priorità per noi?
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