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Quinta domenica di quaresima
28/03/2009 -
29 marzo 2009
«Vogliamo vedere Gesù», dicono i Greci all’apostolo Filippo. Questa richiesta percorre i secoli, perchè il mistero di Cristo affascina. Anche coloro che ne vogliono cancellare la memoria, implicitamente ne dicono la grandezza. Il mistero del Cristo però sfugge a chi lo accosta per curiosità, o per interesse solo storico o etico,
L’evangelista Giovanni ci aiuta a comprendere che il “vedere Gesù” non è questione di sguardo o di comprensione puramente logica: ci vuole l’apertura del cuore, lo sguardo della fede, il desiderio di farne esperienza. «Venite e poi vedrete», dice l’Agnello di Dio, ad Andrea e agli altri discepoli: è l’invito a “rimanere”, a “stare/dimorare” in Lui. Dio, in Cristo, ci invita a sperimentare che se perdi la vita, la guadagni, ma se la conservi per te, in modo egoistico, l’hai già persa e sei già morto, già qui, anche se credi di vivere. Solo chi, dimentico di sè, offre con amore la propria vita, se la ritrova ridonata in pienezza. La croce è questa inversione di stile e questa scia luminosa verso la Pasqua.
In tutte queste domeniche di Quaresima abbiamo posto attenzione ai testi propri della liturgia di ciascuna e al rispetto del rito. Oggi nuovamente il canto di comunione riprende la perla centrale del brano evangelico secondo Giovanni: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo: se invece muore, produce molto frutto».
La logica è stringente: frequentare=celebrare Gesù che è a Gerusalemme, vuol dire accettare quanto Egli sta per fare di sè: morire per portare frutti di vita per tutti.
Per questo occorre un cambio di mentalità, un cuore nuovo,come profetizza Geremia e il salmo. Per essere discepoli di Gesù ed essere dove Lui è, bisogna imparare La sua obbedienza.
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