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XIII domenica del Tempo Ordinario - 28 giugno 2009
27/06/2009 - Il libro della Sapienza che la Chiesa propone da leggere e meditare in questa domenica dà due punte di ottimismo e di speranza, circa le malattie e la morte.
La pagina evangelica di oggi narra appunto la guarigione di una donna, per intervento straordinario di Gesù, e una seconda storia di una fanciulla dodicenne, morta, ma che ricupera la vita sempre per l’intervento di Gesù.
Il male, in tutte le sue forme, non viene da Dio perchè Dio è fonte di bene e non di male. Se Adamo ed Eva non avessero peccato, gli uomini sarebbero rimasti sani, come Dio li aveva creati, e non avrebbero sperimentato nè le malattie, nè la morte. A causa di quel peccato, che chiamiamo «originale» perchè commesso all’origine della storia, ogni uomo nasce con l’inclinazione al male, e in qualche modo «appartiene» al diavolo. Da qui tutte le forme di malattie e di morte. Chi ritorna a Dio fa l’esperienza della liberazione dal peccato e dalla morte eterna.
La morte è il contrario della vita, e chi vuole la morte opera al contrario di Dio, autore della vita. “Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo”. Così ci assicura l’autore ispirato del Libro della Sapienza. Si dice che non c’è rimedio alla morte, ma a Dio nulla è impossibile!
A differenza della donna malata, il padre della dodicenne, Giairo, espresse pubblicamente la sua fede in Gesù; per questo, la fanciulla ottenne molto di più della donna: riebbe la vita, in base alla fede non sua ma di suo padre. Gesù non bada a queste cose. Chiunque può pregarlo, anche per un altro, specie se è un familiare. Basta la fede!
Una considerazione: al seguito di Gesù c’era molta folla, che lo stringeva da ogni parte. Solo due persone però ebbero il miracolo sospirato.
Molte persone, anche oggi, ”girano intorno a Gesù” attratti dalla sua grandezza “umana”, ma in Gesù bisogna vedere sempre e solo il Figlio di Dio! Questa è fede, il resto no! La donna guarì, dunque, per la sua fede personale. La fanciulla risuscitò per la fede di suo padre.
A questo punto una riflessione: abbiamo constatato la fede di Giairo? Come si manifesta la nostra fede in Gesù nelle nostre situazioni dolorose?
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