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XIX domenica del tempo ordinario – 9 agosto 2009
09/08/2009 - «Io sono il pane disceso dal cielo»: questa frase provoca lo scandalo tra la folla, tra Gesù e i suoi ascoltatori si è creato un tragico malinteso. Prima di indicare se stesso come il pane della vita, Gesù ha voluto condividere il pane degli uomini. Trent'anni in cui ha partecipato ai pasti quotidiani per arrivare a questo punto: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Come può dire: Sono disceso dal cielo?».
Il nocciolo dell'incredulità di questa gente, e forse anche della nostra, consiste nel vedere in Gesù soltanto colui che ha condiviso il pane degli uomini, non accogliendolo come colui che ci vuol donare, col pane, anche la propria vita.
Siamo noi a cercare Dio o e lui a cercare noi? «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»: nella religione di Gesù, è il Padre che ci attira al Figlio, che ci viene incontro attraverso il Figlio, parola e pane discesi dal cielo, e ci offre di condividere la sua vita. Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo consapevolmente, egli ci attira a sè, come un innamorato, tramite Cristo.
Per mezzo del Figlio, che ha mangiato per trent'anni il pane degli uomini, Dio stesso ci insegna la differenza tra il nostro pane, che non può sottrarci alla morte, e il suo, che ci dona la vita eterna.
Sapremo lasciarci attirare e istruire da Dio, che attraverso l'incarnazione del suo Figlio e il dono dell'Eucarestia, vertice dell’iniziazione cristiana e pane del nostro cammino terreno, vuole condurci all'immortalità?
La vita eterna che noi tutti desideriamo dipende dalla fede in Cristo, da una fiducia e da un impegno costanti, che faranno cominciare la vita-risurrezione qui ed ora, garantendo la risurrezione dei corpi alla vita immortale, come anticipatamente accaduto alla Vergine Maria, Assunta in Cielo in anima e corpo. In attesa di subire ciò che è accaduto alla Madonna, i fedeli si nutrono del Corpo di Gesù e del suo Sangue nella santa Eucaristia, costituendo a poco a poco in loro stessi una “riserva” di vita immortale. Se Elia o gli Ebrei dell’Esodo mangiarono del pane prezioso, noi mangiamo qualcosa di molto più prezioso: «Il pane che io darò è la mia carne».
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