Confraternita dell'Assunta

XXIII domenica del tempo ordinario - 5 settembre 2010

04/09/2010 - Le parole che Gesù pronunzia nel Vangelo di questa Domenica si rivelano segnate da un ritornello, una specie di motivo spirituale che risuona per tre volte: «non può essere mio discepolo». Attraverso tre quadri successivi egli delinea al negativo il volto del suo discepolo, cioè del cristiano perfetto.
Il primo quadro è affidato ad una battuta un po’ sconcertante. Per essere veri discepoli di Gesù bisogna troncare tutti i legami col passato, bisogna «odiare» padre, madre, moglie, figli, fratelli, sorelle e persino se stessi! Ma tutto questo risulta contradditorio con la stessa Bibbia e con la stessa parola di Gesù.
È, quindi, necessario decifrare attentamente il valore di quel terribile verbo «odiare» tenendo presente il linguaggio di Gesù e la sua vera intenzione. Ora, in molte lingue semitiche l’espressione «amare meno» diventa automaticamente «odiare».
Dunque, quella dichiarazione forte racchiude uno dei temi cari alla predicazione di Cristo. Per essere suoi discepoli autentici è necessario rifuggire dall’accomodamento, dalla tiepidezza: la scelta di fede è radicale, è il vertice della scala dei valori sul quale si ordina tutto il resto. Gesù chiede un mutamento di mentalità e lo fa con parole aspre, che scuotono le coscienze.
Il secondo quadro ha al centro la croce. Il «portare» la croce indica l’adesione alla via stretta dell’impegno cristiano, che non è solo frutto dell’adesione di un momento ma è una scelta pesante, continua, quotidiana.
L’ultimo quadro è quello più ricco di tratti e contiene due piccole parabole. La prima è quella della torre da costruire, i cui costi di costruzione sono alti e da calibrare attentamente. La seconda parabola è, invece, quella della guerra e dei relativi piani strategici da approntare per non incombere nella sconfitta certa.
Il senso immediato delle due parabole consiste nel fatto che l’impresa di seguire Gesù è difficile e seria e non la si può, quindi, affrontare con leggerezza e superficialità.
Luca, infine, inserisce un argomento a lui caro: la rinunzia a tutti gli averi. Per il Regno di Dio bisogna investire quanto si ha e si è, bisogna sacrificare tutto quanto è caro.
L’amore per il Regno, la croce da «portare», la rinunzia agli averi costituiscono i tre lineamenti del discepolo di Cristo. L’egoismo, la superficialità, l’avarizia, invece, sono i tre tratti che deformano il volto del cristiano.

don Massimo Storelli

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