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XXVI domenica del tempo ordinario - 26 settembre 2010
24/09/2010 - Al centro della liturgia di questa Domenica vi è la celebre parabola di Lazzaro e il ricco epulone, che solo Luca, l’evangelista dei poveri e degli oppressi, ci ha conservato. Si tratta di una parabola indimenticabile, l’unica di Gesù ad avere un personaggio con un nome proprio, Lazzaro (in ebraico: Dio aiuta).
La parabola fa riferimento alla grande frontiera verso cui tutti, poveri e ricchi, siamo in marcia e davanti alla quale tutti dobbiamo presentarci, quella della morte. Č lì che cadono tutte le difese, tutte le cariche, tutti gli inganni, tutte le fortune economiche.
Mi preme subito sottolineare che il cuore della parabola non è la vendetta di Dio che ribalta la situazione tra il ricco e il povero, come a noi farebbe comodo pensare.
Il senso della parabola, la parola chiave è: “abisso”.
C’è un abisso fra il ricco e Lazzaro. La vita del ricco, non condannato perchè ricco, ma perchè indifferente, è tutta sintetizzata in questa terribile immagine del racconto.
Č un abisso la sua vita. Probabilmente buon praticante, non si accorge del povero che muore alla sua porta. L’abisso invalicabile è nel suo cuore, nelle sue false certezze. Il ricco ha un cuore che si accontenta di stagnare, senza valicare l’abisso e andare incontro al fratello.
La parabola presenta una seconda parte nella quale storia ed eternità si intrecciano. Č la scena dei cinque fratelli di cui il ricco si preoccupa. Le parole di Abramo sono chiare: per una vera conversione e per una fede genuina non servono le magie e le apparizioni ma solo una decisione pronta e personale nei confronti della parola di Dio, espressa attraverso Mosè e i profeti, cioè attraverso la Bibbia.
Nella parabola c’è una evidente simpatia per il povero, caratteristica costante del messaggio di Luca a cui si associa lo sdegno per la volgarità, gli eccessi, le prepotenze dei ricchi. La parabola, in sostanza, si trasforma in un appello alla speranza per i poveri della terra.
Ritorniamo, allora, in questa liturgia all’amore per i poveri, alla speranza nella giustizia di Dio, alla fiducia nei confronti della sua Parola. Ma soprattutto ritroviamo la vocazione cristiana al distacco, alla povertà, alla generosità, alla donazione, tutti valori che Luca non si stanca di ripeterci nel suo Vangelo.
don Massimo Storelli
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