Confraternita dell'Assunta

XXVIII domenica del tempo ordinario - 10 ottobre 2010

09/10/2010 - FESTA ESTERNA DEI SS. MARTIRI COSMA E DAMIANO



Lc 17, 11-19

Protagonista del Vangelo di questa Domenica è un uomo che, pur avendo legami carnali e territoriali con Israele, era considerato estraneo e nemico, cioè un samaritano. Egli non è solo straniero ma anche lebbroso; il lui, quindi, si condensa l’essenza dell’emarginazione e della povertà. Insomma è veramente in tutti i sensi un “diverso”. Per comprendere la sua amarezza di lebbroso basti solo ricordare che nel libro del Levitico la lebbra è vista come segno di un peccato innominabile e quindi radice di scomunica e di condanna.
La storia di questo anonimo lebbroso di Luca non è soltanto quella di una guarigione bensì è l’itinerario di una conversione e di una salvezza. Tutti i dieci lebbrosi, dopo l’incontro con Gesù, sono guariti. Ma solo al lebbroso samaritano Gesù dichiara: «Alzati, va’; la tua fede ti ha salvato». Tutti sono stati guariti, ma uno solo è stato salvato, cioè è stato pienamente liberato dal male, in particolare da quello interiore e spirituale.
Il samaritano è salvato sulla base della sua fede, della sua lode pura, del suo ritorno non verso un guaritore ma verso il Cristo salvatore. Luca dipinge con attenzione i gesti che fanno del samaritano il ritratto del perfetto credente in adorazione davanti al suo Signore: «lodava Dio a gran voce, si gettò ai suoi piedi, rendeva gloria a Dio».
Anche noi siamo esortati a credere nel Cristo che può lavare la lebbra delle nostre colpe, dei nostri egoismi e delle nostre paure per renderci uomini sanati e soprattutto salvati.



don Massimo Storelli

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