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XXXIII domenica del tempo ordinario/C - 14 novembre 2010
13/11/2010 - Lc 21, 5-19
L’anno liturgico sta avvicinandosi alla sua conclusione e la liturgia della Parola è densa di simboli che hanno la funzione di esaltare l’attesa non tanto della fine quanto piuttosto di un nuovo inizio.
Nel brano evangelico di questa Domenica, Gesù ammonisce i suoi discepoli a non lasciarsi sedurre dalle pseudo-profezie apocalittiche. Il tempio, gli splendidi marmi voluti dal costruttore Erode il Grande ormai sono crollati a terra, sotto la foga distruttrice dell’esercito di Tito. Di fronte a quella tragedia, facilmente i primi cristiani si sarebbero fatti prendere da idee drammatiche. Contro questa visione Gesù aveva già reagito proclamando il Regno di Dio e ora Luca riprende e attualizza per i cristiani questo insegnamento. Anzichè la fine di tutto, si inaugura una nuova era di luce che non cancella il presente: tutte le opere di fede e di amore che noi ora compiamo sono destinate a quel Regno e alla pienezza di vita. È per questo che la Bibbia non ci spiega la fine del mondo e della storia ma il fine del mondo e della storia. Il suo non è un oroscopo, come talora vorrebbero i Testimoni di Geova; i suoi simboli apocalittici sono, invece, orientati a illustrare e veri valori che permangono oltre lo scorrere del tempo e il suo spegnersi.
Gesù viene in mezzo a noi per affermare che quel “fine” deve essere costruito già qui ed ora. Il Regno di Dio comincia già al presente, anzi è dentro di noi.
L’esistenza terrena per i veri cristiani è testimonianza e quindi significa persecuzioni, tradimenti, odio, sofferenza.
Le virtù del tempo della Chiesa, in attesa della pienezza del Regno, sono tre. Innanzitutto la testimonianza serena e coraggiosa. Nonostante il muro di odio che si leva attorno, nonostante la solitudine e l’isolamento, il cristiano fedele sa di non essere mai solo. La seconda virtù è la perseveranza. La tentazione del cedimento è forte, come pure il desiderio di adattarsi all’opinione dominante. Infine, la terza virtù è l’impegno quotidiano nel proprio lavoro senza lasciarsi tentare da fanatismi e da agitazioni continue. Ce la suggerisce Paolo nel passo che funge da seconda lettura.
Testimoniare, perseverare, lavorare sono variazioni delle tre grandi virtù: credere, sperare, amare. Sono queste le tre stelle che devono illuminare il nostro cammino mentre raggiungiamo il fine della nostra vita.
don Massimo Storelli
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