Confraternita dell'Assunta

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo - 21 novembre 2010

20/11/2010 - Lc 23, 35-43

L’ultima domenica dell’anno liturgico ha sullo sfondo il Cristo crocifisso, la cui regalità non si manifesta in un atto trionfale ma in una umiliazione con un gesto estremo di perdono.
Il Vangelo di Luca ci mostra l’atteggiamento d’amore e di donazione di Cristo, così improbabile nei potenti della terra. Il suo trono è la croce, la sua corte è costituita da una folla curiosa e ostile, i suoi ministri posti ai lati sono due malfattori, l’omaggio regale è sostituito dagli scherni dei soldati romani, la proclamazione della sua sovranità è affidata a una sarcastica sentenza segnata non sul marmo ma inchiodata sul legno della croce. Ecco, si verifica nella pienezza quella risposta che Gesù poche ore prima aveva riservato al suo giudice, il procuratore Pilato: «Il mio regno non è di questo mondo».
Eppure Cristo ha un suo regno. Lo intuisce il cosiddetto buon ladrone che implora di essere accolto in quel “regno”. E Gesù rivela il nome del suo regno: è il paradiso cioè il luogo perfetto della piena comunione con Dio, della pace e della gioia. La passione e la morte del Cristo diventano la “via regale” che riporta l’umanità peccatrice al paradiso perduto, cioè al Regno che Cristo è venuto a ricostruire, dopo che l’uomo col suo peccato l’aveva demolito.
Definire Cristo re significa affermare che lui avrà l’ultima parola sulla storia, su ogni storia, sulla mia storia personale.
Dire che Cristo è re significa credere nell’abbraccio tenerissimo e gravido del Padre. Dire che Cristo è re significa annunciare agli smarriti di cuore: ecco, Dio vi ama.

don Massimo Storelli

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