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II domenica di avvento - 5 dicembre 2010
05/12/2010 - Matteo 3, 1-12
In questa seconda domenica di Avvento si fa incontro a noi Giovanni il Battista, una figura simile ad una quercia per la determinazione della sua profezia. Il profilo del Battista che la liturgia odierna ci propone è tracciato con molti particolari: la voce, la veste, il cibo, l’ambiente, l’uditorio. Fermiamoci solo su un dettaglio, apparentemente marginale: quello del vestito.
Giovanni indossava solo una rozza tunica di peli di cammello stretta da una cintura di pelle. Era l’abbigliamento tipico dei nomadi che usavano tessuti di peli di cammello o capra, compatti contro la pioggia e il freddo invernale, porosi col caldo.
Sappiamo che in tutte le civiltà il vestito ha una funzione simbolica di grande rilievo. Ecco, nel vestito del Battista troviamo alcuni elementi che riflettono valori ulteriori. Innanzitutto la tunica di peli. Essa non rimanda solo all’abbigliamento beduino ma anche all’abito del profeta.
Giovanni è l’ultimo dei profeti, è l’indice puntato verso il Cristo, è la voce che prepara la via al Signore che viene. In questo senso la veste è il segno esplicito di una missione.
Nell’abbigliamento del Battista c’è poi una cintura di pelle, una fascia stretta che serviva anche per rimboccare la veste durante le marce.
L’abito può essere, quindi, il segno di una scelta interiore, può rappresentare non l’ipocrisia ma l’autenticità. Purtroppo questo raramente accade ai nostri giorni in cui la moda è spesso segno di vuoto interiore, di banalità, di volgarità, di spreco. Ma occorre evocare un altro capo d’abbigliamento. È lo stesso Battista a citarlo nella celebre frase: «Io non sono degno neanche di portare i sandali al Cristo». Con questa frase il Battista anticipa in un certo senso il gesto di umiltà che compirà Gesù quando si curverà a lavare i piedi dei suoi discepoli.
don Massimo Storelli
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