Confraternita dell'Assunta

Maria SS. Madre di Dio - 1 gennaio 2011

31/12/2010 - La prima lettura (Numeri 6, 22-27) della solennità odierna ci invita a meditare sul tema della benedizione, un tema del tutto consono al primo giorno dell’anno, in cui si usa scambiarsi reciprocamente auguri di bene e di felicità.
Nella Bibbia, la benedizione ha un significato ricco e profondo che noi moderni abbiamo in gran parte perduto. La benedizione, che si trasmette di solito con l’imposizione delle mani, ha la potenza di realizzare quanto le parole esprimono. Con la benedizione l’uomo attinge alla ricchezza di Dio, gode dei suoi doni materiali e spirituali. Essa è un augurio e, insieme, una preghiera, perchè Dio la realizzi. Suscita, inoltre, in chi riceve il dono divino, un senso profondo di stupore e di riconoscenza. Perciò, mentre la benedizione di Dio viene dall’alto, da tutto l’universo sale a lui la benedizione delle creature, che è lode e ringraziamento.
Fin dai primi secoli, la liturgia romana dell’ottava di Natale soleva esaltare la dignità di Maria, in quanto madre del Salvatore. La liturgia attuale ha inteso ripristinare questo aspetto, intitolando alla madre di Dio la solennità odierna. Già è impossibile leggere il testo dei Numeri senza pensare a colei che è “benedetta fra le donne”.
Anche il brano evangelico mette in rilievo la divina maternità di Maria, sia nel suo aspetto umano, sia nel suo aspetto di comunione di fede che legò la Vergine al Figlio. Maria è presentata qui come il tabernacolo, l’arca dell’alleanza del Nuovo Testamento, dove Dio ha preso dimora e si è reso presente tra gli uomini.

don Massimo Storelli

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