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III domenica del tempo ordinario - 23 gennaio 2011
21/01/2011 - Matteo 4, 12-23
Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù che comincia la sua predicazione in Galilea, non però a Nazaret, dove era noto come il figlio del carpentiere, ma a Cafarnao. Matteo attribuisce grande importanza al trasferimento di Gesù a Cafarnao. Il profeta Isaia (I Lettura) annunciava un capovolgimento di situazione per il territorio di Zabulon e di Neftali, in cui si trovava appunto Cafarnao, scelta da Gesù come centro della sua attività. Su quel territorio, teatro di violenza e di morte al tempo della deportazione assira, sorgerà la luce. Matteo è attratto dal tema della luce. Infatti nel suo racconto, quando Gesù inizia la sua predicazione ecco che sorge la luce sul popolo che giace nelle tenebre.
La prima cosa che Gesù realizza è la chiamata di quattro uomini perchè lo seguano, condividendo la sua missione e il suo destino. Matteo vede uno stretto legame tra la sequela dei primi discepoli e l’annuncio del Regno che esige conversione. Il fatto che questi uomini lascino subito tutto per seguire colui che li chiama attesta che essi sono disposti a cambiare radicalmente modo di pensare, cioè a convertirsi. Gesù è ripreso in cammino, con sguardo aperto sul mondo che gli sta attorno, sui pescatori intenti nel loro lavoro.
Il cristianesimo comincia proprio così, con un Gesù che passa, vede e chiama a seguirlo. Comincia con quattro pescatori di Galilea, due coppie di fratelli disposti a lasciare il loro mondo e ciò che esso rappresenta: lavoro, famiglia, posizione sociale, sicurezza economica, stabilità affettiva. Comincia con u lasciare tutto per seguire, senza condizione alcuna quel giovane rabbi venuto da Nazaret. Gesù passa, vede la persona e chiama per nome. Questo modo di vedere equivale ad una conoscenza amorosa, base della solida fiducia che il Maestro ripone in quanti chiama a seguirlo.
È bello notare che le prime vocazioni riguardano due coppie di fratelli. La chiamata di Gesù suona al plurale. Vede nella singolarità, chiama alla comunità. La vocazione cristiana infatti è chiamata a una fraternità allargata, con la missione a cercare gli altri fratelli. La risposta dei primi chiamati è esemplare. Prontamente lasciano tutto; lasciano non solo il mestiere, ma anche l’identità sociale ad esso collegata e i legami familiari. Seguire il Maestro comporta per questi primi discepoli una risposta che segna la fine di una vita e l’inizio di un’altra, basata sulla illimitata fiducia in Dio che viene incontro nel vangelo predicato da Gesù.
don Massimo Storelli
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