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V domenica del tempo ordinario/A - 6 febbraio 2011
06/02/2011 - Matteo 5,13-16
Nel Vangelo di questa domenica, con le due immagini del «sale» e della «luce» Gesù vuole sottolineare la necessità e l’insostituibilità della Parola, del gruppo dei dodici, della comunità cristiana. Se questa fallisce o non realizza la sua missione, non può essere sostituita da nessuno, non serve più a nulla, al pari del sale scipito e della luce nascosta. Non i capi del popolo nè la legge mosaica sono il «sale della terra» e la «luce del mondo», ma il gruppo dei discepoli, la comunità cristiana. Certamente non per se stessa, ma perchè possiede il Messia, vera luce del mondo, autentico pane di vita, l’unica e insostituibile realtà. Nella misura in cui Cristo è presente nella vita della Chiesa, nell’agire dei credenti, perchè gli danno spazio, costoro diventano fermento vitale del mondo, verità che illumina e che salva. Questa insostituibilità viene vista in rapporto e in funzione delle «opere buone», cioè dell’agire concreto del credente, il cui operare deve essere positivo, valido, limpido per tutti, non per averne un vanto o un merito personale, ma perchè, rendendo visibile la presenza salvifica del Signore, possa essere glorificato il nostro «Padre che è nei cieli».
La liturgia odierna si trasforma, allora, in una celebrazione della luce che l’uomo può irradiare nel mondo con la sua testimonianza. Il freddo, l’indifferenza, l’oscurità di molti cristiani è il segno della loro lontananza dalla sorgente della luce che è l’amore di Dio. L’annunzio di Dio non passa solo attraverso le parole ma anche attraverso le mani che operano la pace, che confortano, che collaborano come le mani di Cristo che guarivano e consolavano. Senza nascondersi, senza impigrirsi, il cristiano deve essere esposto al sole di Dio come la città posta sui monti e deve disseminare la luce su tutti i fratelli e su tutte le creature.
don Massimo Storelli
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