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VI domenica del tempo ordinario/A - 13 febbraio 2011
13/02/2011 - Matteo 5, 17-37
Nel Vangelo di questa domenica continua il Discorso della Montagna riportato da Matteo. Gesù definisce il rapporto tra l’Evangelo e il modo con cui era interpretata e vissuta la legge dell’Antico Testamento. Sei sono i temi affrontati: l’omicidio, l’adulterio, il divorzio, i giuramenti, la legge del taglione, l’amore del prossimo. Gesù dichiara di non essere venuto ad abolire la legge antica, bensì a dare compimento. L’Antico Testamento resta parola di Dio anche per Gesù; intatto è il suo valore. Tuttavia Gesù attacca le degenerazioni della legge antica, che vede presenti nel giudaismo. Tali degenerazioni derivano da una lettura alla lettera della parola di Dio. Gesù riscopre il Decalogo nella sua radicalità. I comandamenti sono solo segni essenziali di un atteggiamento interiore totale che deve coinvolgere tutte le scelte quotidiane. Non si è giusti solo in alcuni atti estremi e in alcune ore del giorno ma si è sempre e totalmente consacrati all’amore del prossimo rispettandolo e aiutandolo, si è sempre e totalmente consacrati all’amore matrimoniale in una piena donazione, si è sempre consacrati totalmente alla verità anche nelle piccole cose.
In questa luce si comprende quel «compimento» che Cristo dice di essere venuto a svelare. Con questa svolta la religione si trasforma da osservanza di un codice di norme in un’adesione totale della coscienza e dell’esistenza. Contro i 613 precetti della Legge, Cristo ci ricorda che il comandamento è uno solo eppure abbraccia ogni atto e ogni istante della vita: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e amerai il prossimo come te stesso».
don Massimo Storelli
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