Confraternita dell'Assunta

III domenica di quaresima/A - 27 marzo 2011

26/03/2011 - Giovanni 4, 5-42

Dio chiede all’uomo che ascolta la sua Parola la capacità di superare le proprie sicurezze umane, di mettersi in cammino con lui, e di acquistare un atteggiamento di completa fiducia in lui. La fede è un abbandonarsi a Dio, un lasciarsi andare nel vuoto, per essere accolti da lui.
Gesù vuole aiutare l’uomo a vivere di fede. Così si rivolge alla samaritana, presso il pozzo di Sichem: «Donna, dammi da bere». È Gesù, assetato a causa dell’ora calda, a chiedere che gli dia dell’acqua. Ma subito il colloquio si allarga verso un’altra sete. Anche la samaritana, infatti, è bruciata dentro da altre arsure: una donna assetata d’amore. Per togliere questa sete ci vuole un’altra acqua; Gesù è pronto a offrirgliela, divenendo così da mendicante donatore. Tuttavia, tra la samaritana e Gesù, c’è un’incomprensione, la stessa che spesso vi è tra noi e Dio. Per fare un esempio, egli ci offre acqua celeste, doni di grazia e di maturità cristiana, e noi seguitiamo a chiedere le piccole grazie quotidiane, capaci di facilitarci l’esistenza, senza avvertire altre seti. Mentre il Signore si manifesta come il nostro Salvatore, noi ci ostiniamo a considerarlo quella specie di mago tuttofare, dispensatore di miracoli terrestri, cui si riduce, spesso, la nostra fede e la nostra preghiera.
«Se tu conoscessi il dono di Dio» è la provocazione di Gesù alla samaritana. Il dono a cui Gesù allude non è certo l’acqua, che è solo l’occasione del discorso, ma è la parola che rivolge alla donna. Allora chi è Gesù? L’intero colloquio converge su questa domanda fondamentale.
Dio mi ha creato per una risposta personale: ora viene a chiedere la mia risposta e il mio amore. Gesù sopporta il caldo e la fatica per potersi incontrare con me, con un povero peccatore. Io non gli sono affatto sconosciuto, mi comprende e proprio per questo mi chiede soltanto ciò che sono nella mia povertà.
Se un mendicante viene una volta respinto, difficilmente torna ad insistere. Cristo, invece, non si stanca di cercarmi; la sua presenza mi accompagna e mi interpella, per l’intero cammino dell’esistenza. E noi dobbiamo credere che Cristo possiede la sorgente di un’acqua zampillante per la vita eterna.

don Massimo Storelli

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