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XIV domenica del tempo ordinario/A - 3 luglio 2011
03/07/2011 - Matteo 11, 25-30
Il grido di giubilo di Gesù e il suo invito agli affaticati e agli oppressi è stato indicato come la perla del Vangelo di Matteo. Nella preghiera introduttiva Gesù manifesta la sua intima relazione con il Padre, Lo ringrazia per essersi rivelato ai piccoli, attraverso di lui, suo Figlio. Gesù annuncia il regno di Dio proprio ai poveri, ai semplici, alle classi umili, agli uomini e alle donne della Galilea, nonchè alla povera gente. Dio si rivela in Gesù non a quelli che sulla base della loro cultura rivendicano il diritto di conoscerlo, ma alle persone incolte, semplici, ingenue. E nel suo annuncio Gesù permette a queste persone di prendere parte al suo intimo rapporto con il Padre. Come sono lontane le nostre dinamiche dal pensiero di Gesù! Spesso nella realtà ecclesiale, clericale e laicale, si fa a gara per ottenere un ruolo di cui vantarsi. Gesù, invece è umile di cuore e invita all’umiltà che permette di discendere nella propria umanità, negli abissi dell’anima. Solo chi percorre l’autentico cammino di umiltà può sperimentare che il carico di Gesù è leggero e che il suo giogo non è oppressivo. Gesù innalza anzichè abbassare, ci dona la libertà interiore e la leggerezza invece della depressione e della pesantezza; annuncia la misericordia e non il sacrificio.
Gesù, inoltre, promette la pace e chi soffre di arrivismo o di protagonismo la pace non l’avrà mai. Per trovare pace per la nostra anima, dobbiamo imparare da Cristo l’atteggiamento della bontà e della mitezza, la paziente gentilezza verso se stessi e gli altri. Chi vuol trovare pace deve essere buono con se stesso, deve smetterla di arrabbiarsi contro di sè. E chi è in pace con se stesso lo sarà anche con gli altri.
Chi si fa piccolo, umile, semplice può comunicare autenticamente con il Signore perchè la sua stessa vita sarà il terreno fertile in cui il seme della Parola potrà fruttificare cospicui doni di grazia.
don Massimo Storelli
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