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XXIV domenica del tempo ordinario - 10 settembre 2011
10/09/2011 - Matteo 18, 21-35
Il c. 18 del Vangelo di Matteo ci presenta quasi un dittico: sulla prima tavola è scritto l’impegno alla correzione fraterna, come si è visto nella scorsa domenica; nella seconda, che oggi leggiamo, è di scena il perdono. Gesù, spezzando ogni concezione quantitativa del perdono, esige dai suoi discepoli il perdono illimitato, espresso attraverso la cifra simbolica delle «settanta volte sette».
A questo proposito Gesù aggiunge una parabola dimostrativa architettata in tre scene e due protagonisti: il padrone e il servo debitore; il servo e un suo collega debitore nei suoi confronti; il padrone e il servo nella resa dei conti finale. Tutta la narrazione si basa su un contrasto: il debito del servo è immane, eppure al padrone basta un gesto di buona volontà e il perdono è immediato; il servo ha da parte del collega un credito esiguo eppure il suo rigore non conosce attese. Dio nella sua infinita misericordia supera ogni delitto dell’uomo, condonandogli sempre tutto. L’uomo, invece, svela la sua meschinità atteggiandosi spesso a tiranno offeso che tratta spietatamente il fratello anche per un’offesa minima.
La lezione di Gesù è limpida. Il discepolo deve essere sempre pronto e gioioso nel concedere il perdono. Ma questo perdono dato al fratello ha una radice profonda: dobbiamo infatti riconoscere che noi per primi siamo dei perdonati da Dio.
don Massimo Storelli
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