Confraternita dell'Assunta

Mercoledì delle Ceneri - 13 febbraio 2013

13/02/2013 - La Quaresima è il tempo liturgico in cui il cristiano, attraverso un cammino di penitenza e di conversione, si prepara a vivere in pienezza il mistero della morte e risurrezione di Cristo, celebrato ogni anno nelle feste pasquali.
Fin dall’antichità si comprese che non si poteva giungere al gioioso traguardo della Pasqua senza un’intensa preparazione che fu pertanto stabilita nella durata di quaranta giorni. Nei primi secoli, i quaranta giorni erano contati dalla prima domenica di Quaresima. In seguito, nei secoli VI-VII, la preoccupazione di esattezza numerica – quaranta giorni di effettivo digiuno, escluse le domeniche – portò all’uso di dar inizio al digiuno quaresimale fin dal mercoledì precedente, caratterizzato dal rito dell’imposizione delle Ceneri.
Nel determinare la durata di quaranta giorni influì la tipologia biblica: si pensi ai quaranta giorni trascorsi da Mosè sul Sinai, ai quarant’anni trascorsi dagli Ebrei nel deserto, ai quaranta giorni che Cristo trascorse nel deserto prima di iniziare il suo ministero pubblico. Il numero quaranta risulta essere un sacro numero che caratterizza la preparazione dell’uomo a un incontro con il divino. Per incontrare Dio è necessaria una vera e profonda conversione che per realizzarsi ha bisogno di un certo tempo vissuto nella grazia.
Sullo scenario quaresimale domina in primo piano la croce di Cristo. Il Crocifisso bisogna guardarlo da vicino. È lì la sorgente di ogni salvezza. La passione che salva è una sola: quella di Gesù. La croce che salva è una sola: quella che porta Cristo.
Anticamente nel periodo quaresimale erano visibili i penitenti pubblici, coperti di saio e col capo cosparso di cenere, che percorrendo le strade o attendendo alle porte delle chiese diffondevano nel contesto sociale un tono di umile penitenza. Oggi le ceneri le riceviamo tutti. Infatti siamo tutti penitenti perchè sulla croce Gesù ce l’abbiamo messo tutti.
La direzione nella quale camminare lungo il percorso quaresimale è delineata da tre aspetti: il digiuno, la preghiera e la carità fraterna.
Con il digiuno i Padri antichi designavano ogni tipo di impegno serio che elevasse l’anima. La liturgia sottolinea che ogni gesto di rinunzia deve radicarsi in un atteggiamento interiore, la penitenza, e insieme tradursi in gesti concreti, per coinvolgere tutto l’uomo, anima e corpo. È inutile digiunare dai cibi se l’anima non digiuna dai peccati.
La preghiera, che normalmente deve ritmare tutto il tempo della vita cristiana, deve farsi più intensa e fervorosa in questo tempo favorevole. Essa deve sgorgare dal cuore più che essere un clamore delle labbra. La liturgia insiste che la preghiera sia fervida, perchè nutrita d’amore; umile, perchè sgorga da un cuore pentito che implora perdono; pressante e fiduciosa; nutrita di parola divina.
La pratica della carità fraterna è fondata sul fatto che quanto è sottratto al corpo e alle comodità con la rinuncia, viene donato ai fratelli per un movimento di amore.
La triade digiuno-preghiera-carità è inscindibile.
Gli impegni quaresimali, assunti seriamente, potrebbero sembrare ardui. Forse sì! Tuttavia si deve tenere sempre presente che nulla possiamo senza la grazia di Dio, e che con lui invece possiamo tutto. Il cammino quaresimale va intrapreso con lui al fianco, con gli occhi fissi sulla croce che si erge in fondo alla strada. Ricordiamoci che sono i nostri peccati e le nostre infedeltà che hanno eretto quella croce. In quel dramma siamo personalmente implicati. Se lo riviviamo con Cristo, diventa sorgente di salvezza.


*Tratto da "In Comunione - Mensile di Formazione-Informazione della Parrocchia San Gennaro", febbraio 2013, ANNO IV, n.2, supplemento mensile al settimanale "Luce e Vita" del 3 febbraio 2013.

don Massimo Storelli

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